Quando i nipoti attraversano la fase della giovane età adulta, molti nonni sperimentano un senso di distacco che può risultare doloroso e difficile da elaborare. Quello che un tempo era entusiasmo spontaneo si trasforma in presenza fisica senza coinvolgimento emotivo: i ragazzi sono lì, sul divano o con lo sguardo perso nello smartphone, ma sembrano lontani anni luce. Questa dinamica, sempre più frequente nelle famiglie contemporanee, merita un’analisi approfondita che vada oltre il semplice “i giovani d’oggi non hanno rispetto”.
Dietro la passività apparente: cosa accade davvero nella mente dei giovani adulti
La fascia d’età tra i 18 e i 28 anni rappresenta una fase di transizione complessa, caratterizzata da quello che gli psicologi dello sviluppo riconoscono come un periodo in cui i giovani adulti si trovano intrappolati tra l’essere ancora dipendenti in molti aspetti e il desiderio di affermare la propria autonomia. Questo conflitto interiore si manifesta spesso attraverso comportamenti che appaiono come disinteresse, ma che in realtà nascondono insicurezza e difficoltà nel trovare il proprio ruolo all’interno delle dinamiche familiari allargate.
Durante le visite ai nonni, molti giovani non sanno genuinamente come comportarsi: da un lato percepiscono di essere “troppo grandi” per i giochi e le attenzioni dell’infanzia, dall’altro non si sentono ancora abbastanza sicuri per proporsi attivamente come adulti alla pari. Il risultato è una passività che viene interpretata come mancanza di interesse, quando invece è spesso paralisi decisionale.
Il divario tecnologico come barriera comunicativa invisibile
Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda il diverso modo di concepire la presenza e l’attenzione tra generazioni. I giovani adulti contemporanei sono cresciuti in un contesto di stimoli molteplici e tecnologie diffuse, il che ha modellato profondamente i loro codici comunicativi. Per loro, controllare il telefono mentre si conversa non significa necessariamente disinteresse, ma rappresenta il loro modo naturale di stare al mondo.
I nonni, cresciuti con codici comunicativi completamente diversi, interpretano questo comportamento come mancanza di rispetto. Questa frattura percettiva crea un circolo vizioso: il nonno si sente ignorato e reagisce con risentimento o chiusura, il nipote percepisce la tensione e si rifugia ulteriormente nei propri dispositivi come strategia di evitamento.
Strategie concrete per i nonni: riconquistare spazio senza pretendere
Aspettare che i nipoti cambino spontaneamente raramente funziona. I nonni che riescono a mantenere relazioni significative con i nipoti giovani adulti sono quelli che hanno sviluppato una capacità fondamentale: l’adattamento senza rinuncia alla propria dignità.
Creare occasioni di collaborazione significativa
Invece di aspettarsi che i nipoti si offrano spontaneamente di aiutare, i nonni possono costruire momenti strutturati che richiedano naturalmente partecipazione. Non si tratta di chiedere genericamente “mi aiuti?”, ma di proporre attività che abbiano un senso compiuto:
- Trasmettere competenze specifiche: insegnare una ricetta di famiglia non come dimostrazione, ma come progetto comune dove il nipote ha un ruolo attivo e riconosciuto
- Coinvolgere i giovani nelle loro aree di competenza: chiedere genuinamente aiuto per questioni tecnologiche, organizzative o creative ribalta il rapporto e valorizza le capacità del nipote
- Proporre progetti a medio termine: restaurare un mobile, digitalizzare vecchie fotografie, creare un album di memorie familiari sono attività che richiedono continuità e creano appuntamenti significativi
Rinegoziare aspettative e ruoli
Molti nonni continuano a relazionarsi con i nipoti ventenni usando gli stessi schemi di quando questi avevano dieci anni. Riconoscere esplicitamente il cambiamento è un passaggio necessario. Frasi come “So che ora hai i tuoi impegni e le tue priorità, ma mi farebbe piacere se trovassimo un modo per stare insieme che abbia senso anche per te” aprono spazi di negoziazione autentici.

La ricerca sulla comunicazione intergenerazionale evidenzia che le relazioni nonni-nipoti adulti prosperano quando entrambe le parti riconoscono e rispettano la reciproca autonomia, costruendo una relazione più simile a un’amicizia tra adulti che a un rapporto gerarchico. Le dinamiche familiari funzionano meglio quando si basano sulla cura del patto e della reciprocità.
Il ruolo cruciale dei genitori nella mediazione
I figli adulti, genitori dei nipoti in questione, hanno una responsabilità spesso trascurata in questa dinamica. Possono fungere da ponte comunicativo essenziale, aiutando entrambe le generazioni a comprendere le reciproche prospettive senza giudicare.
È importante che i genitori non minimizzino i sentimenti dei nonni con frasi come “dai, non ci fare caso, sono fatti così i giovani”, ma che facilitino conversazioni dirette e preparino i figli prima delle visite, spiegando l’importanza di gesti concreti di partecipazione. Allo stesso tempo, devono aiutare i propri genitori a comprendere le pressioni e le sfide che i giovani adulti affrontano oggi, creando empatia bidirezionale.
Gli studi evidenziano che i nonni che interagiscono attivamente con i nipoti contribuiscono a migliorare le abilità sociali e l’interazione tra le generazioni. I genitori rappresentano proprio quelle figure che possono favorire questo processo attraverso un’organizzazione adeguata e una mediazione ben preparata.
Quando la distanza diventa opportunità di crescita relazionale
Paradossalmente, questo periodo di apparente distacco può trasformarsi nell’occasione per costruire una relazione più matura e autentica. I nonni che accettano di rinunciare alla nostalgia del nipotino affettuoso per scoprire la persona adulta che hanno di fronte spesso vengono sorpresi dalla profondità dei nuovi legami che si creano.
Alcuni nonni hanno trovato giovamento nello spostare l’interazione su terreni neutri: invece delle classiche visite domenicali a casa, propongono uscite a due per un caffè, visite a mostre o eventi che interessano specificamente il nipote, oppure anche semplici videochiamate brevi ma regolari che non richiedono la pressione della performance della “visita familiare”.
I programmi intergenerazionali rappresentano una preziosa opportunità per il benessere psicologico delle persone anziane, offrendo ai giovani un’occasione unica di crescita e sviluppo. Questo scambio può favorire il miglioramento delle abilità sociali, il pensiero critico e l’interazione sociale per entrambe le generazioni.
La sensazione di essere trascurati e poco valorizzati è reale e merita riconoscimento. Tuttavia, trasformare questa sofferenza in curiosità verso chi sta diventando il nipote, quali sfide affronta e come si può costruire una nuova forma di relazione, rappresenta non solo una via d’uscita dal risentimento, ma un’occasione di arricchimento reciproco che può durare decenni. Le relazioni familiari non sono statiche: richiedono rinegoziazione continua, coraggio di cambiare prospettiva e disponibilità a vedere oltre l’apparenza della passività per scoprire bisogni inespressi che aspettano solo il modo giusto per emergere.
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