Quando ci troviamo davanti al banco freezer del supermercato, con i nostri figli che ci tirano per la manica chiedendo quel coloratissimo bastoncino ghiacciato, raramente ci soffermiamo a leggere con attenzione cosa stiamo davvero per acquistare. La confezione mostra immagini invitanti, colori vivaci e spesso personaggi dei cartoni animati che catturano l’attenzione dei più piccoli. Ma quante volte ci siamo chiesti se quello che pensiamo essere un gelato tradizionale lo sia effettivamente?
Il labirinto delle denominazioni: quando il gelato non è gelato
La normativa italiana ed europea è piuttosto precisa nel definire cosa può essere chiamato “gelato” e cosa no. Eppure, nelle corsie refrigerate dei nostri supermercati, assistiamo a una vera e propria giungla di denominazioni che possono trarre in inganno anche il consumatore più attento. La dicitura “gelato” indica un prodotto che contiene latte come ingrediente principale, con percentuali minime stabilite dalla legge. Il Regolamento CE 1169/2011 sull’etichettatura alimentare richiede che la denominazione rifletta la composizione primaria, e per il gelato al latte devono prevalere il latte o derivati lattiero-caseari. Ma accanto a questa categoria esistono altre definizioni che spesso passano inosservate.
Tra le etichette più comuni troviamo i preparati a base di latte e grassi vegetali, i dessert ghiacciati, le specialità dolciarie congelate e i semplici ghiaccioli. Ciascuna di queste denominazioni corrisponde a una composizione nutrizionale differente, spesso con un contenuto di latte decisamente inferiore rispetto a quello che ci aspetteremmo da un gelato tradizionale.
Dove si nascondono le differenze sostanziali
La sostituzione parziale o totale dei grassi del latte con oli e grassi vegetali rappresenta il primo grande spartiacque. Questa modifica nella formulazione permette ai produttori di abbattere i costi, con riduzioni che secondo studi di settore possono arrivare al 20-30 percento. Ma comporta anche una variazione significativa nel profilo nutrizionale del prodotto finale. I grassi vegetali utilizzati, sebbene non necessariamente dannosi, conferiscono caratteristiche organolettiche diverse e un valore nutritivo che non può essere paragonato a quello del latte intero.
Il secondo aspetto critico riguarda la presenza di additivi e stabilizzanti. Per compensare la riduzione o l’assenza di ingredienti nobili come latte, panna e uova, i produttori ricorrono frequentemente a emulsionanti come i mono e digliceridi degli acidi grassi, stabilizzanti come la gomma guar o la farina di semi di carrube, coloranti per rendere il prodotto visivamente più attraente, aromi per compensare la mancanza di ingredienti genuini e dolcificanti in quantità maggiori, come lo sciroppo di glucosio-fruttosio, per mascherare sapori meno gradevoli.
Come orientarsi tra le etichette senza farsi ingannare
La denominazione di vendita rappresenta il primo elemento da individuare sulla confezione. Questa informazione, obbligatoria per legge, deve trovarsi in posizione ben visibile, generalmente vicino al nome commerciale del prodotto. Non accontentatevi di leggere il nome fantasioso stampato a caratteri cubitali: cercate sempre la denominazione legale, che potrebbe essere scritta con caratteri più piccoli ma che rivela la vera natura di ciò che state acquistando.

La lista degli ingredienti, ordinata per quantità decrescente, offre un quadro ancora più completo. Se nelle prime posizioni trovate acqua, zucchero o sciroppo di glucosio, mentre il latte compare solo a metà lista o è addirittura assente, state certamente guardando un prodotto molto distante dal concetto di gelato tradizionale.
I segnali che dovrebbero farvi riflettere
Alcuni indizi possono aiutarvi a identificare rapidamente prodotti dalla composizione meno nobile. Un prezzo decisamente inferiore alla media, ad esempio, dovrebbe far scattare un campanello d’allarme: la qualità degli ingredienti ha un costo, e un dessert ghiacciato realizzato principalmente con acqua, zucchero e grassi vegetali costerà inevitabilmente meno di un gelato autentico.
Anche la consistenza e il comportamento del prodotto una volta estratto dal freezer forniscono informazioni preziose. I gelati autentici si sciolgono gradualmente mantenendo una certa cremosità, grazie ai grassi lattici e agli emulsionanti naturali. I preparati con molti additivi tendono invece a fondere rapidamente assumendo una consistenza acquosa o, al contrario, a rimanere innaturalmente compatti a causa di stabilizzanti sintetici.
Le implicazioni nutrizionali per i più piccoli
Quando scegliamo un prodotto per i nostri bambini, non stiamo semplicemente assecondando un capriccio o concedendo un premio. Stiamo anche compiendo una scelta nutrizionale che, sebbene occasionale, contribuisce alla loro alimentazione complessiva. Un gelato tradizionale apporta calcio, proteine del latte e, se preparato con ingredienti di qualità, può rappresentare uno spuntino accettabile nel contesto di una dieta equilibrata. Per dare un’idea concreta, 100 grammi di gelato al latte forniscono circa 100-120 milligrammi di calcio e 3-4 grammi di proteine.
Un dessert ghiacciato a base prevalentemente di acqua, zuccheri e additivi offre invece calorie sostanzialmente vuote, prive di quegli elementi nutritivi che potremmo legittimamente aspettarci da un prodotto che associamo al latte. La differenza non è trascurabile, soprattutto se questi prodotti vengono consumati con una certa frequenza durante i mesi estivi.
Strumenti pratici per una spesa più consapevole
Diventare consumatori informati non richiede una laurea in tecnologia alimentare, ma semplicemente l’abitudine a dedicare qualche secondo in più alla lettura delle etichette. Create una vostra personale lista mentale di riferimento: annotate quali prodotti hanno dimostrato di corrispondere alle vostre aspettative e quali invece vi hanno deluso.
Non lasciatevi influenzare eccessivamente dal packaging accattivante o dalle promozioni aggressive. Un prodotto venduto in offerta speciale tre confezioni al prezzo di due potrebbe sembrare un affare, ma se la qualità è scadente, state semplicemente accumulando nel vostro freezer alimenti poco nutrienti che avreste fatto meglio a evitare.
Ricordate che il vostro potere d’acquisto è anche un voto che esprimete verso determinati standard produttivi. Premiare con le vostre scelte i prodotti più trasparenti e qualitativamente migliori significa inviare un messaggio chiaro al mercato, contribuendo nel tempo a elevare gli standard complessivi dell’offerta. La tutela della salute dei vostri figli passa anche attraverso questi piccoli gesti quotidiani di consapevolezza.
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